— Che vi si sia recato a nuoto? — si chiese Garcia. — No, non credo che abbia avuto l’audacia di commettere una simile imprudenza sapendo che la palude è abitata da caimani e anche da enormi serpenti. —
Rimase parecchi minuti perplesso, poi prese risolutamente il suo partito.
— Andiamo all’isolotto, innanzi a tutto, — disse. — Se non troverò colà il signor Alvaro, mi accosterò cautamente all’altro e vedrò chi avrà acceso quel fuoco. —
Girò al largo per non farsi scorgere e si diresse verso l’altro il quale si trovava a circa cinquecento metri dal primo, un po’ verso l’ovest.
In dieci minuti attraversò la distanza e s’accostò prudentemente alla riva. Era certo di non essersi ingannato perchè aveva subito riconosciute quelle tenacissime piante che avevano guastato il filo della scure.
Affondò una pertica nel fango, legò la zattera, armò l’archibugio e salì silenziosamente la riva, aprendosi il passo fra le canne
Giunse in mezzo ai pao de ferro, dove il giorno innanzi avevano acceso il fuoco e cucinate le traira e non vide nessuno.
Il fuoco era spento, forse da molte ore poichè la cenere era ormai fredda. Garcia provò una stretta al cuore e impallidì.
— Che cosa è dunque successo al signor Alvaro? — si chiese, con crescente angoscia. — Ah! Mio Dio che cosa farò io solo, perduto nelle foreste americane? —