Il povero ragazzo stava per abbandonarsi alla disperazione quando un improvviso pensiero venne a risollevare il suo coraggio.
Era ammissibile che Alvaro, uomo valorosissimo e anche vigoroso, quantunque giovane, si fosse lasciato prendere dai selvaggi senza opporre la menoma resistenza? No, Garcia non poteva crederlo.
In tal caso avrebbe subito trovato le tracce d’una lotta a tutta oltranza, mentre invece mancavano assolutamente sull’isolotto. I cespugli erano intatti, gli avanzi del fuoco non erano stati sconvolti e nè sui tronchi nè sulle foglie degli alberi si scorgeva alcuna freccia.
Il portoghese, probabilmente molto inquieto per la lunga assenza del mozzo, doveva aver lasciato quel rifugio colla speranza di poter attraversare felicemente la laguna, cosa tutt’altro che impossibile per un nuotatore della sua forza.
Garcia un po’ rassicurato attraversò l’isolotto e ebbe subito la prova di non essersi ingannato sulle sue congetture.
Sulla riva opposta, là dove avevano sorpresa la testuggine, scorse a terra numerose canne che parevano tagliate di recente stillando ancora un po’ di linfa.
— Deve aver costruito un galleggiante con queste piante, rinforzandolo forse con quelle immense foglie che da sole costituiscono delle piccole zattere.
Minacciato dai caimani o dai serpenti d’acqua si sarà fermato su quell’isoletta dove ho veduto brillare quel fuoco.
Andiamo ad assicurarcene. —
Pienamente tranquillizzato, il mozzo tornò alla zattera e riprese il largo. Quantunque si sentisse completamente sfinito da tanti sforzi troppo gravosi per un ragazzo della sua età e le sue palpebre involontariamente si chiudessero, puntando vigorosamente spinse la zattera verso l’isolotto fra le cui piante vedeva sempre brillare il fuoco ed innalzarsi una nuvoletta di fumo.