Non impiegò più di un quarto d’ora ad attraversare i quattro o cinquecento metri che lo separavano e andò ad arenarsi su un banco di sabbia coperto in parte di canne.
Lì presso scorse subito un galleggiante formato da fasci di canne e da foglie di victoria, capace di reggere bene o male una persona.
— È il signor Alvaro che l’ha costruito! — esclamò con voce giuliva.
Si slanciò sul banco e raggiunse l’isolotto facendo fuggire alcuni uccelli acquatici che sonnecchiavano fra le erbe, tenendosi ritti sui loro lunghi trampoli.
In mezzo ad un gruppo di alberi scorse, assiso dinanzi ad alcuni rami che stavano già per spegnersi, un uomo il quale pareva che dormisse o meditasse, tenendosi la testa fra le mani.
Un grido di gioia gli sfuggì.
— Signor Alvaro! —
Il portoghese che forse sonnecchiava, udendo quella voce ben nota, aveva alzata la testa guardando cogli occhi semi-chiusi il mozzo, poi con una rapida mossa si era levato, allargando le braccia.
— Ah! Mio bravo ragazzo! — esclamò, stringendoselo al petto. — Per centomila caimani, da dove vieni? Quante ansie e quante paure in queste dodici ore! Briccone! Puoi vantarti d’avermi fatto pur tremare!
— Mi credevate morto, signor Alvaro?