— Ho scaricato più di dieci volte il mio archibugio, poi non udendo alcuna risposta da parte tua, mi ero deciso di tentare la traversata della laguna e forse vi sarei riuscito se i caimani non mi avessero costretto a rifugiarmi più che presto su questo isolotto. —
Il mio galleggiante, formato da sole canne e da foglie mi reggeva a malapena e avevo le gambe sempre in acqua.
— Ho trovato la vostra zattera.
— Basta colle chiacchiere, Garcia e pensiamo alla cena. Mi racconterai le tue avventure quando avremo riempito il ventre. —
Gettò sul fuoco che stava per spegnersi, dei rami secchi che aveva raccolti sotto le piante e delle canne, ravvivandolo e si fece condurre alla zattera dove la testuggine, inconscia della triste sorte che l’aspettava, dormiva profondamente.
La sollevarono con grande fatica, essendo pesantissima, la decapitarono per non farla soffrire troppo e la gettarono, rovesciata sul dorso, in mezzo alla brace.
— Povera bestia! — esclamò Garcia, udendo le carni a friggere. — Quale ingratitudine da parte nostra, signore!
— Il ventre non ragiona, amico mio, — rispose Alvaro che fiutava avidamente il profumo squisito che esalava il gigantesco arrosto.
— Ah! Dimenticavo le mie zucche! —
Andò a prendere le due grosse frutta e le gettò ai piedi di Alvaro.