Sul tronco invece strisciava con precauzione, badando attentamente dove metteva le zampe per non ferirsi contro i bitorzoli spinosi, un superbo animale che fece tuttavia battere fortemente il cuore del portoghese, avendolo creduto di primo occhio una tigre o qualche cosa di simile.
Se non era una vera tigre, poteva sostenerne il paragone sia per la statura, sia per la ferocia e la forza.
Il giaguaro americano infatti non è meno sanguinario nè meno audace dell’abitatrice delle jungle indiane e viene annoverato, a buon diritto, come il più terribile carnivoro dell’America del sud, non essendovi nessun altro che possa tenergli testa.
Quantunque veramente sia un po’ più piccolo della tigre reale, se non di quelle che abitano le isole della Sonda, raggiungendo di rado una lunghezza di due metri, è un predone temuto dagli stessi indiani i quali non osano affrontarlo se non sono in buon numero.
Non ha l’elegante rigatura della tigre, tuttavia la sua pelliccia è magnifica e si paga anche oggidì assai cara. Il suo pelame è corto, fitto, morbido, di tinta giallo rossiccia, cosparso di bellissime macchie nere e di punti orlati di rosso del più grazioso effetto.
Ve ne sono anche di neri con macchie più cupe, come vi sono le pantere nere di Giava e di Sumatra e sono del pari più terribili degli altri, ma fortunatamente sono rari.
Quello che si trovava sull’albero, doveva essere uno dei più grossi della famiglia, toccando in lunghezza i due metri, e certamente uno dei più formidabili.
Doveva aver sorpresa la povera scimmia, divisasi forse dalle sue compagne per cercare a terra delle frutta, e con un’abilissima manovra l’aveva costretta a rifugiarsi su quella pianta per impedire di tornare nella foresta dove la caccia sarebbe stata ben più difficile, essendo i cebi schianti così agili da potersi slanciare, senza tema di cadere, da un albero all’altro.
La disgraziata madre, comprendendo la gravità del pericolo, fischiava disperatamente per chiamare l’attenzione delle compagne che dovevano trovarsi nei dintorni, ma nessuna rispondeva al suo appello.
D’altronde nulla avrebbero potuto fare contro quel terribile carnivoro, anzi probabilmente erano subito fuggite per non incorrere in egual sorte.