I selvaggi dopo essersi disputati accanitamente gli avanzi della cena e d’aver divorata cruda la testa della scimmia, tennero un breve consiglio, poi si dispersero per la radura esaminando le erbe.

Come già Alvaro aveva osservato, invece di tenersi ritti, camminavano come le fiere, posizione che a quanto pare preferivano a quella verticale.

Da dove venivano quei selvaggi che di quando in quando, ad epoche mai fisse, si rovesciavano in numero strabocchevole sulle immense selve del Brasile, devastando tutti i villaggi e divorando quanti prigionieri cadevano nelle loro mani?

Gli storici americani non sono mai riusciti a saperlo con precisione.

I brasiliani affermavano che venivano dalle regioni australi e poteva anche essere vero, essendo quei formidabili invasori molto più alti di statura degli altri indiani e può darsi che fossero gli avi dei Pampas e dei Patagoni.

Avevano però più somiglianza colle belve che cogli esseri umani anche pel loro modo di vivere.

La loro lingua, se si può veramente chiamarla tale, non era che un confuso e rauco suono da nessuno compreso, che pareva uscisse più dalle cavità del petto che dagli organi della gola.

La sola cosa che li distingueva dalle belve era quella di strapparsi tutti i peli del corpo, perfino le ciglia, e di tagliarsi di quando in quando i capelli.

Del resto andavano completamente nudi, non sapevano costruirsi capanne, dormivano nei boschi come i giaguari ed i coguari, limitandosi a ritirarsi sotto le piante più fitte quando sopraggiungeva la stagione delle grandi pioggie e preferivano camminare colle mani e coi piedi, correndo con tale velocità da non poterli raggiungere nemmeno coi cavalli.

Erano poi terribili divoratori di carne umana. Mentre i brasiliani mangiavano i loro nemici più per soddisfare le loro vendette che per altro, gli Eimuri li mangiavano invece per abitudine, come se si trattasse d’una selvaggina qualunque e quello che è più orribile, il più delle volte li divoravano crudi.