Il loro modo di guerreggiare, li rendeva estremamente pericolosi. Non correvano mai all’assalto; ma attendevano invece i nemici in mezzo alle foreste, sorprendendoli a tradimento e non avevano paura che d’una sola cosa: dell’acqua! Un fiumicello qualunque bastava ad arrestarli.
Anche quando i Portoghesi, alcuni anni più tardi, si furono solidamente stabiliti sulle coste brasiliane, innalzando opulente città, gli Eimuri fecero le loro periodiche invasioni e vi fu un’epoca che misero in grave pericolo le colonie, minacciando la rovina di Porto Seguro e di Os-Ilhèos.
Erano comparsi in masse enormi, assalendo fieramente i villaggi dei Tupinambi e dei Tupinichini, poi si erano rovesciati sulle capitanerie di Porto Seguro e d’Os-Ilhèos che erano popolatissime di portoghesi.
Questi, credendo che quei selvaggi non avessero l’audacia di assalire le città costiere, non se n’erano dati gran pensiero. Solamente il governatore, che era Men di Sa, un vero valoroso, era prontamente accorso con un buon nerbo di truppe, credendo di aver facilmente ragione di quei selvaggi.
Infatti attaccata una delle loro colonne, mentre questa era intenta a costruirsi dei ponti con dei tronchi d’albero, l’aveva, dopo un aspro combattimento, spinta verso il mare e sterminata, cacciando in acqua i superstiti.
Credeva di aver arrestata l’invasione, quando pochi giorni dopo i portoghesi, con grande stupore e anche spavento, videro le coste e le alture dominanti Porto Seguro coprirsi di selvaggi!
Men di Sa uscì coraggiosamente ad incontrarli e riuscì a respingerli dopo una lunga serie di battaglie sanguinosissime, ma la capitaneria d’Os-Ilhèos era stata già distrutta da quei formidabili selvaggi.
Ci vollero parecchi anni prima di sbarazzare il Brasile dagli Eimuri i quali furono finalmente quasi interamente distrutti.
Solo poche centinaia furono risparmiati e confinati a sessanta leghe dalle coste, coll’obbligo di non più mai avanzarsi. Altri furono condotti in schiavitù, ma erano quegli antropofagi così insoffribili d’ogni servitù, che morirono poco dopo quasi tutti di fame, preferendo la morte alla privazione della libertà.