I quadrumani, quantunque privi del loro maestro concertatore, già digerito dai tre europei, avevano improvvisamente incominciato il loro assordante concerto notturno.
Non vedendosi più inquietati, si erano ritirati sui più alti rami dell’enorme albero e di lassù lanciavano le loro grida strepitose, gonfiando enormemente i loro gozzi per sviluppare maggior forza.
— Mille demoni! — esclamò Alvaro. — Non mi ricordavo più di queste noiosissime scimmie.
— Le quali costituiranno per noi un gravissimo pericolo, signor Alvaro, — disse Diaz.
— Per quale motivo?
— Se gli Eimuri tornano, udendo le urla di queste scimmie, cercheranno d’ammazzarle e allora ci scopriranno.
— Dobbiamo uccidere quelle ciarlone prima che i selvaggi siano qui.
— Bisognerebbe salire fino sui più alti rami e finirle a colpi di coltello, impresa difficile e sommamente pericolosa. Io non oserei giammai servirmi dei nostri fucili.
— E le mie armi, non le contate? — chiese Diaz.
— Le vostre armi! — esclamò Alvaro. — Non avete che un tubo che non mi pare possa nemmeno servire come un bastone.