— È un po’ difficile scoprirne nelle savane sommerse. Ve ne sono molti però degli isolotti e non dispero.
Se tardassi a tornare, non inquietatevi per me. Dormite tranquilli senza preoccupazioni. Conosco le savane e i jacarè non mi fanno paura.
— Vi daremo uno dei nostri fucili e munizioni sufficienti, — disse Alvaro.
— Grazie, non rifiuto un’arma da fuoco. —
Approfittando del brevissimo crepuscolo, tagliarono un certo numero di grossi rami ed un paio di giovani alberi e servendosi delle liane costruirono alla meglio un galleggiante, sufficiente a sostenere un uomo.
Prima però d’imbarcarsi, il marinaio, che era veramente instancabile, provvide un po’ di cena ai suoi compagni, raccogliendo nella foresta parecchi grappoli di pupunha, portanti delle frutta grosse come pesche, di sapore eccellente e delle araca, somiglianti alle susine e più acidule.
— Mentre vi riposate io cercherò il rifugio, — disse, nel momento d’imbarcarsi. — L’esplorazione sarà lunga però come vi dissi, anche se non tornassi prima dell’alba, non pensate male di me. —
Prese il fucile del mozzo, balzò sulla leggera zattera e si spinse al largo, scomparendo ben presto fra le tenebre.
— Ecco un brav’uomo! — esclamò Alvaro, quando non lo vide più. — Lascia noi pigroni a riposare, mentre va a rischiare la pelle per trarci in salvo. Che resistenza ha quel diavolo di marinaio!
— Che torni presto? — chiese Garcia. — Che cosa volete? Presso quel mezzo selvaggio che sa tutto e che indovina tutto, mi sento più sicuro.