— Come! Se mi hai detto che è morto otto giorni fa?

— Non si poteva spolparlo prima d’avergli trovato il successore.

— Spolparlo! Che questi Eimuri spingano la loro adorazione pel morto fino a mangiarlo?

— Oh no! Non divorano che i prigionieri di guerra e solamente nelle carestie troppo lunghe mangiano i cadaveri dei parenti.

Presto signore, il capo vi attende. —

I quattro indiani avevano scoperte le ceste levando successivamente dei diademi di penne di tucano trattenute da fibre vegetali intrecciate con pezzetti d’oro, collane e braccialetti formati da denti di caimano, di giaguaro e di vertebre di serpenti, dei perizomi di pelle di tapiro frastagliata con un certo gusto e una infinità di sacchetti contenenti certo dei preziosi amuleti o delle medicine meravigliose.

Gl’indiani, ad un cenno del ragazzo misero le collane ed i braccialetti al collo ed ai polsi dei due pyaie, cinsero loro le sottanine, misero sulla loro testa un diadema di penne scelte fra le più belle, poi li invitarono ad uscire.

— Sii serio, — disse Alvaro al mozzo — Un gran sacerdote non deve ridere, ricordatelo.

— Farò il possibile, signore, — rispose il mozzo.

Una piazza vastissima, circondata da capanne che dovevano aver appartenuto a qualche tribù vinta, si estendeva dinanzi a loro.