Quattro o cinquecento selvaggi, tutti maschi, quasi nudi o nudi affatto, ma armati di archi, di gravatane, di mazze e di scuri di pietra, stavano raggruppati, senza ordine alcuno, tenendosi in piedi od accovacciati come belve in agguato.
Erano tutti bruttissimi, colle membra secche, le capigliature lunghissime e arruffate e dipinti in modo spaventevole per incutere maggior terrore al nemico.
Il capo invece si trovava in mezzo alla piazza circondato da alcuni sotto-capi i quali pareva che formassero una guardia d’onore intorno ad un pacco voluminoso e assai lungo.
Vedendo apparire i due pyaie dalla pelle bianca, un clamore spaventevole che pareva mandato da centinaia e centinaia di belve, rimbombò nella piazza ma fu subito represso da un grido del capo.
— Che bella compagnia! — esclamò il mozzo. — Che siano uomini o bestie? Io non so decidermi a crederli esseri umani. Urlano come le belve dei deserti.
— E camminano come i lupi, — disse Alvaro, vedendo tutti quelli posare le mani a terra.
— Signor Alvaro, ho il cuore che mi trema. Se quei bruti ci mettessero invece sulla graticola?
— Non temere: ormai siamo uomini sacri.
— E che cosa guardano quei selvaggi impennacchiati?
— Suppongo che in quel pacco si trovi il cadavere del defunto pyaie.