I sotto-capi passarono sotto le braccia del cadavere due lunghe liane ben secche, lo trascinarono fino sull’orlo della roccia, poi lo calarono dolcemente nel fiume, là dove i caribi continuavano a battagliare.

— Lo danno da mangiare ai pesci, — disse Alvaro.

I caribi si erano gettati furiosamente sul pyaie assalendolo da tutte le parti con un accanimento impossibile a descriversi.

I loro denti aguzzi e solidi come se fossero d’acciaio, strappavano ad un tempo lembi di pelle e di carne.

Alcuni erano già scomparsi nel ventre del morto e divoravano i polmoni, il cuore, il fegato e le budella.

La carne scompariva con rapidità prodigiosa. I muscoli se ne andavano, triturati da quelle migliaia di bocche e le ossa cominciavano a comparire.

La distruzione di quel povero corpo non fu lunga. Non erano trascorsi dieci minuti che non rimaneva nemmeno un brandello di carne su quello scheletro.

— Altro che gli anatomici! — esclamò Alvaro. — Questi pesci valgono molto di più.

Ecco un magnifico scheletro, accuratamente spogliato, che farebbe una superba figura nella vetrina d’un museo. —

1 sotto-capi ritirarono dolcemente lo scheletro del pyaie e lo avvolsero accuratamente in un’ampia stuoia che poi legarono con numerose liane e lo deposero su una specie di palanchino costruito rozzamente con rami intrecciati.