— Bisogna arrestare il sangue, — disse Alvaro.

— Nulla di più facile, — rispose il marinaio. Sono diventato un buon medico sotto i brasiliani che se ne intendono di ferite.

Scavate un po’ la terra; troverete a qualche piede dell’argilla. La foresta è umida e non ne mancherà. A voi, prendete il mio coltello.

— Garcia ha il suo.

— Il mio vi servirà per altra cosa. Ecco là un bambù che è grosso come la mia coscia. Tagliatene un pezzo lungo una ventina di centimetri, spaccatelo a metà e recidete qualche liana.

Presto signor Viana; la debolezza mi prende. —

Alvaro e Garcia erano già all’opera. Il marinaio, che conosceva le foreste e anche il loro suolo, non si era ingannato. A quindici centimetri di profondità il mozzo aveva già trovato un denso strato d’argilla, bigiastra e grassa.

Ne fece una palla e corse presso il ferito; Alvaro vi era di già col bambù.

— Formate con quella terra un manicotto e coprite per bene la mia ferita, disse Diaz. Poi applicate il cilindro di bambù e legatelo con la liana.

Il sangue si arresterà subito. —