— Tira, Garcia. Con due foglie di banano la vuoteremo, — disse Alvaro.

— O meglio con una cuia — disse il marinaio. — Ecco là una pianta che vi servirà per fabbricarvi dei mastelli. —

Venti passi lontano, quasi sul margine della foresta, si stendeva una pianta immensa, con foglie larghissime e di rami coperti da una infinità di piante parassite, che reggevano a malapena delle frutta d’un verde pallido, di forma sferica e grosse più dei poponi.

— Tirate prima verso la riva la piroga, signore, — disse il marinaio. — Poi penserete a vuotarla, ma fate presto. —

Alvaro ed il mozzo, unendo le loro forze la trassero fuori dalle foglie e siccome, quantunque piena d’acqua, galleggiasse essendo scavata nel tronco d’un enorme albero, non riuscì a loro difficile di arenarla su un bassofondo.

— Prendete un paio di quelle zucche ora e tagliatele a metà, — disse Diaz.

Il mozzo si era già arrampicato sulle piante parassite che avvolgevano interamente il tronco grosso e basso della cuiera, gettando fra le erbe una mezza dozzina di quelle zucche.

Alvaro piantò la punta del coltello in una credendo di spaccarla per metà, ma il frutto si crepò in tutte le direzioni.

Ne provò un secondo senza miglior risultato.

— Oh non così, signore, — disse il marinaio. — Non riuscirete a nulla. Prendete una liana sottile, legate la zucca e stringete forte.