Alvaro rispose con un gesto della mano e la canoa si allontanò velocemente, scivolando sulle acque nerastre della savana sommersa.
— Non allentiamo, Garcia, — disse Alvaro. — In un’ora noi saremo nella foresta.
— La rivedrò anch’io volentieri, — disse il mozzo. — L’isola era diventata ormai troppo piccina anche per me e mi annoiavo al pari di voi.
— Fra quattro o cinque giorni ci metteremo in cerca dei Tupinambi, se gli Eimuri ne hanno lasciati ancora di vivi.
Non so ma anche Diaz non è tranquillo sulla sorte che può essere toccata alla tribù.
Prima gli Eimuri e poi i Caheti, e gli uni e gli altri sono grandi consumatori di carne umana.
— E se non ne trovassimo più di vivi?
— Allora mio caro, andremo verso la costa e con qualche scialuppa saliremo al nord fino a trovare gli stabilimenti spagnuoli del Venezuela.
Diaz s’è pure deciso a tentare il lungo viaggio. —
Pur chiacchierando non arrestavano di remare vigorosamente, girando e rigirando intorno agli isolotti ed ai banchi che ingombravano la savana e mettendo in fuga nuvole di volatili i quali s’affrettavano a fuggire avendo ormai provato gli effetti delle armi da fuoco.