Alle otto del mattino la canoa usciva finalmente da quel dedalo di terreni emersi e da quei gruppi enormi di paletuvieri rossi, raggiungendo le acque libere.
La riva appariva a meno d’un miglio colla sua imponente linea di alberi maestosi fra i quali torreggiavano sopratutto gli enormi summameira e le cupole ondeggianti delle iriastree, capricciosamente dentellate.
Alvaro abbandonò per un momento le pagaie e riparatisi gli occhi colle mani esaminò attentamente la spiaggia.
— Non vedo alcun canotto nè alcuna zattera, — disse poi — e nessuna colonna di fumo alzarsi fra le piante.
I Caheti devono essere tornati ai loro villaggi.
— E noi approfitteremo per fare una battuta nella foresta, — disse Garcia.
— E anche una buona raccolta di frutta, — aggiunse Alvaro.
Vedo laggiù e per la prima volta delle piante che mi sembrano cocchi.
Se le frutta non sono troppo mature ti offrirò un buon bicchiere di latte alla crema.
Animo, Garcia. Ancora dieci minuti e sbarcheremo. —