Attraversarono velocemente l’ultimo tratto della savana e giunsero in una cala minuscola che era cinta da bellissime piante chiamate pequià e anche morfim ossia dell’avorio, essendo il legno che se ne ricava d’una trasparenza e chiarezza meravigliosa.

Prima di sbarcare, i due portoghesi armarono i due archibugi e stettero in ascolto qualche minuto, temendo di vedere sorgere dietro le piante i terribili Caheti.

Udendo solamente le grida monotone d’uno stormo di arà rosse, si decisero a lasciare la canoa.

— Siamo soli, — disse Alvaro. — Andiamo innanzi a tutto a fare una visita a quei cocchi.

Mi pare che siano ben carichi di frutta. —

Si erano appena cacciati sotto le pequià quando grida acutissime echeggiarono in mezzo alle palme che formavano la prima linea della grande foresta.

Eske! Eske!

— Gl’indiani? — disse Garcia preparandosi a tornare verso la scialuppa.

— Mi pare che queste grida siano mandate da una truppa di scimmie.

— Che battaglino fra di loro?