— No, l’uomo che l’ha gettata potrebbe udirci e noi non sappiamo se è solo od accompagnato.
Restiamo qui e non moviamoci. Il cespuglio che ci ripara è folto e nessuno può sospettare la nostra presenza.
— Ed io che stavo per far fuoco!
Un fracasso di rami schiantati seguito da un ou-uu rabbioso si fece udire in alto.
Il coguaro che doveva essere stato ferito da una freccia avvelenata, era precipitato giù dall’albero assieme alla sua vittima, sfondando col proprio peso le liane ed i rami.
— Non muoverti, — mormorò Alvaro, trattenendo Garcia che spinto da una imprudente curiosità stava per farsi innanzi. — Accovacciati presso di me e non fiatare. —
Scostò adagio adagio i rami e cercò di scoprire il cadavere del coguaro. Lo vide infatti, dieci metri più innanzi, sdraiato alla base dell’albero, presso la scimmia.
— Vedremo chi andrà a raccoglierlo, — mormorò Alvaro.
Erano trascorsi appena due minuti quando udì un fruscìo di foglie e dei rami a crepitare. Una o più persone s’aprivano il passo fra i fitti cespugli che formavano come una seconda foresta sotto la prima, costituita invece dalle palme e dalle immense summameire dalle pekie ecc.
Ad un tratto due persone sbucarono fra le foglie d’una bananeira e si diressero sollecitamente verso il coguaro il quale non dava ormai più segno di vita.