— Che due tribù siano alle prese? — chiese Alvaro.

— Signore, vi ricordate dei Caheti comparsi sulle rive della savana? — chiese Garcia.

— Andiamo a vedere, — disse Alvaro. — Se succede un combattimento nessuno avrà il tempo di occuparsi di noi. —

Uscirono dalla macchia e s’avanzarono verso il luogo dove le urla risuonavano sempre, tenendosi però prudentemente nascosti fra le piante più folte e scivolando di preferenza fra i cespugli.

Non avevano percorsi duecento metri, quando si trovarono sul margine d’una immensa radura, in mezzo alla quale non crescevano che pochissimi gruppetti di palme.

Alvaro non si era ingannato: due tribù, entrambe numerose, stavano per venire alle mani.

— Gli Eimuri alle prese con una tribù nemica! — esclamò il portoghese, gettandosi in mezzo ad un cespuglio.

Sei o settecento indiani, spaventosamente dipinti in nero, in azzurro ed in rosso, coi volti adorni di penne di pappagallo disposte in modo da figurare baffi, barbe e corna e divisi in due colonne, marciavano lentamente agitando furiosamente le mazze, le cerbottane, le lancie e le scuri di conchiglia.

La battaglia che doveva diventare ben presto sanguinosissima, essendo tutti i selvaggi brasiliani valorosissimi, non era ancora cominciata.

Prima di assalirsi, i brasiliani usavano provocarsi da lontano per eccitarsi.