— Se i lupi rossi pasteggiano coi cadaveri dei morti, è segno che i combattenti si sono allontanati.
Quegli animali si tengono lontani dall’uomo.
Siete capace di guidarmi fino sul campo di battaglia?
— Mi rammento benissimo la via percorsa, — rispose Alvaro.
Presero le loro armi e s’inoltrarono sotto gli alberi, spiccando qua e là qualche frutto, non avendo mangiato dal mattino.
Le urla dei guarà o lupi rossi diventavano sempre più acute. Quei lupi ingordi dovevano essersi gettati avidamente sui cadaveri e dovevano farne scempio.
Un quarto d’ora dopo il marinaio ed Alvaro giungevano sul margine della vasta radura.
Vi erano là, disseminati o distesi a gruppi, non meno di duecento guerrieri fra Tupy ed Eimuri, parte trafitti da frecce ed i più colle teste orrendamente fracassate dalle terribili mazze.
Numerosi guarà giravano fra quei poveri morti, azzannando or questi ed or quelli, urlando e mugolando, e stormi di avvoltoi reali, di caracari, di gaviaos che sono specie di sparvieri e di urubu, quegli insaziabili divoratori di carogne, calavano a prendere parte a quel colossale banchetto.
Diaz senza preoccuparsi dei lupi rossi, si avvicinò ad un gruppo di cadaveri e li osservò per qualche istante.