— Pare una piccola tigre, — disse Alvaro, che si era nascosto dietro il tronco d’un albero.
— E assalito si difende tenacemente anche contro gli uomini, — rispose il marinaio. — È il più grosso di tutti i gatti selvaggi e anche il più audace.
Vedrete che assalirà anche il tayra se riesce a sorprenderlo.
Il tayra però, quantunque fosse ben in alto, si era subito accorto della presenza del suo pericoloso vicino e abbandonò frettolosamente il posto, slanciandosi, con un salto immenso, su un albero vicino e quindi nel fitto delle macchie.
— Non lasciamoci sfuggire almeno il secondo, — mormorò il marinaio che non aveva prevista quella rapida fuga.
Soffiò nella cerbottana e la sua freccia infallibile andò a piantarsi nel fianco del pardino e così delicatamente che questi parve non se ne fosse nemmeno accorto, poichè continuò ad arrampicarsi dolcemente sul tronco, tenendosi celato fra i festoni di liane.
Già si trovava a qualche metro dal ramo occupato dagli ani i quali non si erano per anco accorti del pericolo che li minacciava e si preparava a spiccare il salto, quando piombò improvvisamente a terra.
— Il mio vulrali è di prima qualità,. — disse Diaz, ridendo.
Raccolsero il gatto e tornarono nella canoa, contando di arrostirlo su una isoletta che sorgeva a due o trecento metri dalla spiaggia e dove almeno non correvano alcun pericolo di venire disturbati.
Attraversarono rapidamente quel braccio d’acqua che li separava da quella piccola terra e tirarono la canoa sulla riva.