— Non vedo nessuno, — disse il marinaio.
Si avanzò tenendo la gravatana all’altezza del mento per essere più pronto a soffiarvi dentro e si cacciò sotto la tettoia.
Non vi era alcuno, ma il suo proprietario non doveva averla lasciata da molto tempo, perchè in un canto, fra due sassi, si vedeva una pentola che conteneva ancora dei tuberi quasi freschi e delle cuie, ossia dei vasi formati con zucche, che sembravano pulite di recente.
Sospesa ad una traversa vi era un’amaca di grosso filo di cotone a varie tinte che serviva da letto, poi dei vasi di terra porosa per depurare l’acqua ed altri oggetti dei quali Alvaro ignorava l’uso.
— Prendiamone possesso, — disse il marinaio che pareva lietissimo di quella scoperta.
— Dove sarà andato il suo proprietario? — chiese Alvaro.
— Si sarà recato a cacciare sulla riva.
— Chi può essere?
— Un Tupinambo, ne sono certo.
Solo le indiane di quella tribù sono capaci di filare queste belle e comode amache.