— Garcia, — disse Alvaro. — Abbiamo un sorso di vino di Porto, nel canestro, mi pare.

— Sì, signore.

— Trangugia un sorso prima che cominci la battaglia. Ti darà coraggio.

Il mozzo non si fece pregare a prendere la bottiglia che passò prima ad Alvaro.

— Così le nostre bistecche saranno più gustose, se dovremo finire sulla graticola, — ebbe l’audacia di dire il valoroso giovane.

— Giù un buon sorso, Garcia! I selvaggi sono a buon tiro. —

Le quattro piroghe, che s’avanzavano frettolosamente salendo e discendendo i cavalloni, si trovavano allora a soli trecento passi dallo scoglio contro cui si era infranta la caravella.

Alvaro prese uno dei due moschetti, si appoggiò contro una cassa e mirò qualche istante un gran diavolo di selvaggio che si dimenava sulla prora della prima scialuppa, avventando all’aria colpi formidabili di mazza e che urlava più alto di tutti.

Aveva appena tirato il grilletto, che già l’indiano cadeva in acqua, fulminato in pieno petto da una palla di un’oncia.

Udendo quello sparo, che dovevano scambiare per lo scoppio d’una folgore, gl’indiani si erano fermati guardando in alto invece che verso la caravella.