— Alla zattera, Garcia, — disse. — Porta in coperta un barilotto di polvere e del piombo.

Ci sono più viveri nel quadro?

— La dispensa è sott’acqua, signore. Ve lo dissi già.

— Andremo a guadagnarci la colazione alla costa. Vedo un gran numero di uccelli a volare fra gli alberi e non siamo cattivi tiratori. —

Si issò fino alla coffa portando con se una gomena che passò in una delle puleggie, poi legò un capo ad un angolo della zattera e avvolse l’altro intorno all’argano di poppa, che il mozzo aveva già provvisto di manovelle.

Bisognava spicciarsi. Le fiamme, trovando facile alimento nelle pareti incatramate della caravella, guadagnavano rapidamente.

Lingue smisurate s’alzavano fra i rottami del castello di prora, mentre fitti nuvoloni di fumo acre e pesante, avvolgevano tutta la nave.

Correa ed il mozzo si curvarono sulle aspe e fecero girare l’argano spingendo a tutta forza.

Essendo la zattera piccola e non troppo pesante, non fu difficile issarla e spingerla al di fuori della murata.

D’altronde lo stato del mare favoriva quell’operazione che sarebbe stata difficilissima a compiersi con delle forti ondate.