— Buono per gli jacarè, — mormorò Rospo Enfiato.

Si rimise la gravatana fra i denti, raggiunse con poche bracciate la prima canoa, si aggrappò al bordo e con una scossa la rovesciò, lasciandola empirsi d’acqua.

Passò poi alle altre alle quali fece subire l’eguale sorte.

Quando furono scomparse sotto le tenebrose acque, il bravo indiano salì sui rami d’un paletuviero e lanciò uno sguardo sulla riva.

I due drappelli non si scorgevano più.

— Non se ne sono accorti, — disse, gettandosi la gravatana a bandoliera. — Ora possiamo andarcene senza temere che c’inseguano. —

Si rituffò senza far rumore e nuotò verso il nascondiglio.

Già non distava che qualche decina di passi, quando un corpo rugoso lo urtò rigettandolo da una parte.

Quasi nel medesimo istante un acuto odore di muschio si sparse sulla superficie dell’acqua.

— Un jacarè! — esclamò, facendo rapidamente tre o quattro bracciate per allontanarsi. — Che lo abbia svegliato? —