— Rospo Enfiato, — disse il marinaio di Solis. — Siamo sulla buona via?

— Non temere, uomo bianco, — rispose l’indiano.

— Verremo ancora inseguiti?

— Con quali scialuppe? Le ho affondate tutte.

— Che lo spirito malvagio si porti nella notte eterna quei Tupy.

— Taci e voga. Siamo ancora lontani ed i tuoi compagni sono forse in pericolo. Ogni colpo di remo aumenterà la probabilità di salvarli. —

Rospo Enfiato che conosceva la savana e che sapeva orientarsi senza difficoltà, mise la prora della canoa verso il sud, arrancando con gran lena.

A mezzodì giungevano all’estremità meridionale della savana, di fronte ad un secondo fiume, più largo del primo, che pareva scendesse da levante.

Si riposarono qualche ora mangiando qualche frutto raccolto sugli alberi che coprivano le rive, quindi imboccarono il fiume salendo contro-corrente.

Anche Diaz cominciava a riconoscere quei luoghi che aveva percorsi per lunghi anni. Si trovavano sul territorio dei Tupinambi, territorio che egli non aveva creduto si trovasse così vicino avendo perduto, nelle sue lunghe fughe attraverso le foreste, ogni direzione.