Dopo aver promesso solennemente alle sue orde di tornare un giorno, s’imbarcò conducendo con se Paraguazu, la preferita delle sue mogli, non osando mostrarsi fra i suoi con una famiglia così numerosa.
Si narra che le altre mogli, vedendolo abbandonare la costa del Brasile, si gettarono in acqua supplicandolo di condurle con loro e che parecchie preferirono annegarsi piuttosto che dimenticare l’Uomo di fuoco che tutti riguardavano come un semi-dio.
Il normanno però, invece di sbarcarlo a Lisbona, come era stato pattuito, lo condusse in Normandia, mandandolo alla corte di Francia dove Paraguazu, la bella brasiliana, fece furore e fu accolta con grandi onori da Enrico II e da Caterina de’ Medici.
Fu anzi battezzata ed ebbe per padrini il re e la regina che la colmarono di regali.
Se tutte quelle cose lusingavano l’amor proprio di Caramurà, sopra tutto però gli stava a cuore il desiderio di tornare in patria, ciò che invece non garbava ai reali di Francia i quali avevano formato il progetto di valersi di lui per tentare la conquista del Brasile.
Trovato però il modo d’informare il re Giovanni del Portogallo e accordatosi con un ricco armatore francese, riusciva alcuni mesi dopo a lasciare di soppiatto la corte e fuggirsene a Lisbona.
Qualche anno dopo Caramurà, che non aveva dimenticata la sua tribù e che non voleva mancare alla promessa fatta, s’imbarcava alla volta del Brasile guidando una grossa spedizione armata da Francesco Pereira Coutinho a cui il re Giovanni aveva concesso in feudo la vasta provincia marittima compresa fra il fiume S. Francesco e la Punta Padram di Bahia.
Era però quel Coutinho un avventuriero senza scrupoli che essendo stato molti anni nelle Indie orientali, aveva contratto l’orgoglio della prepotenza e la crudeltà del conquistatore.
Sbarcato nel Brasile invece di seguire i consigli di Caramurà, aveva cominciato a incrudelire contro gli stessi Tupinambi, senza pensare che quegli indiani erano i più formidabili guerrieri del Brasile.
Che più? Spinse la sua audacia fino ad arrestare l’Uomo di fuoco e tradurlo prigioniero su una nave, per fare dispetto ai selvaggi.