Invece si sparse la voce che Caramurà era stato assassinato.
Paraguazu, la bella brasiliana, arma i suoi sudditi ed invoca anche il soccorso dei Tamoie, altri formidabili guerrieri.
I brasiliani mettono tutto il paese a ferro ed a fuoco. Bruciano i villaggi portoghesi e le fabbriche di zucchero, trucidano i coloni e lo stesso figlio di Coutinho e dovunque fanno fronte, con rara intrepidezza agli avventurieri europei.
Quella guerra durò parecchi anni finchè Coutinho, disperando ormai di vincerli e perdute tutte le fortezze si vide costretto a salvarsi sulla nave e fuggire vergognosamente nella vicina capitaneria d’Os-Ilhèos che cominciava già a prosperare sotto la saggia amministrazione del portoghese Figuredo.
Aveva però condotto con se Alvaro. Fosse l’influenza di quell’uomo, fosse il desiderio di vivere in pace dopo tanta guerra, fra gli emissari di Coutinho ed alcuni capi dei Tupinambi fu fatto un accordo il quale doveva conciliare l’interesse dei due popoli.
Già stavano per sottoscrivere il trattato, quando l’irascibile Coutinho avendo ricevuto rinforzi, ruppe le trattative e veleggiò nuovamente verso Bahia per punire i Tupinambi.
Aveva già imboccata la baia quando una orribile tempesta lo sorprese e la sua nave si ruppe sulle scogliere di Itaporica.
I Tupinambi che sapevano esservi a bordo Caramurà si armano, salgono sulle loro piroghe e assaltano la nave dell’ammiraglio e le altre caravelle.
Coutinho cade sotto le loro mazze ed il suo tronco, privo della testa, viene portato in trionfo ed i portoghesi caduti vivi nelle mani di quei fieri e vendicativi selvaggi vengono divorati per celebrare la vittoria non ostante la presenza di Caramurà.
Fu quella l’ultima battaglia.