— Eh! Non siamo ancora naufragati nè mangiati. Cercate almeno che la caravella non si fracassi completamente.
— È quello che tenteremo di fare, quantunque dubiti assai di riuscirvi. —
Il vecchio pilota aveva ben ragione di non avere molta fiducia di salvare la piccola nave.
Un mare spaventevole s’offriva agli sguardi dei disgraziati, che parevano ormai votati ad una morte certa ed erano tre giorni che la durava a quel modo.
Montagne d’acqua si rovesciavano le une addosso alle altre con muggiti assordanti, muovendo tutte all’assalto del povero legno che non poteva più offrire, a quegli urti incessanti, dei fianchi solidi.
Non si creda già d’altronde che fosse una grossa nave, anzi tutt’altro. Nel 1535, epoca in cui si svolge questa veridica istoria, tutte le navi mercantili, eccettuati i galeoni, avevano proporzioni modestissime.
L’enorme tonnellaggio delle navi moderne era affatto sconosciuto. Quando una ne stazzava trecento era già molto e quelle da cento non esitavano ad intraprendere viaggi immensi, spingendosi fino in America e anche nell’India orientale.
Quella che la tempesta stava per scagliare contro le coste del Brasile, terra allora poco nota, perchè scoperta solamente un trentacinque anni prima e per pura combinazione, da Cabral, era una modestissima caravella portoghese di novanta tonnellate, col castello di prora ed il cassero molto alti, il ponte invece assai basso, che le onde spazzavano facilmente, con due alberi sostenenti vele latine e vele quadre e che ormai il vento aveva sbrindellate in tale modo da renderle assolutamente inservibili.
Da tre mesi aveva lasciate le coste del Portogallo diretta alle Indie Occidentali, con ventisette uomini d’equipaggio ed un passeggiero, ma come accadeva purtroppo sovente in quell’epoca lontana, in cui la navigazione era molto indietro nonostante l’audacia dei marinai spagnuoli, portoghesi ed italiani, aveva deviato molto al sud, muovendo incontro alle spiagge brasiliane.
La sorte della povera nave, che la tempesta aveva ridotta in tristissima condizione, sgangherandola completamente, ormai non pareva più dubbia, malgrado l’ottimismo del giovane Alvaro de Correa.