Senza timone, senza velatura, col ponte fracassato, le murate strappate, il cassero sfondato, non era più in grado di resistere alla furia delle onde e dei venti, i quali la spingevano inesorabilmente verso la costa segnalata dal gabbiere.
Quella terra nessun altro l’aveva veduta, poichè i lampi erano cessati ed una oscurità profondissima avvolgeva il mare, rendendo l’orizzonte impenetrabile agli sguardi dei marinai. Poteva darsi che il gabbiere si fosse ingannato, nondimeno la situazione non poteva migliorare. Le ore della caravella erano ormai contate: se non la sfracellavano le scogliere, il mare non doveva tardare ad inghiottirla.
Il pilota, vecchio marinaio che aveva già attraversato più volte l’Atlantico, non si faceva soverchia illusione sulla fine del legno. Nondimeno, essendo uomo esperimentato, s’era affrettato a prendere le disposizioni necessarie per rendere il naufragio meno disastroso.
Aveva fatto armare le due scialuppe, mettendovi dentro dei viveri e sopratutto delle armi, non ignorando che in quell’epoca le coste brasiliane erano abitate da tribù bellicose e antropofaghe, poi aveva fatto abbattere i due alberi onde rendere la caravella più leggiera e per servirsi d’uno di essi da timone o meglio da remo.
Tuttociò era stato fatto precipitosamente, temendo che l’urto dovesse accadere da un momento all’altro, fra un trambusto, un gridìo, una confusione indescrivibile perchè pareva che più nessuno avesse la testa a posto. Cioè tutti no: Alvaro de Correa, malgrado la sua giovane età, non aveva perduta la sua calma ed aveva assistito a quei preparativi senza che il suo viso dimostrasse troppe apprensioni.
— Siamo pronti, pilota? — chiese con tono scherzevole, quando le due scialuppe furono armate.
— Sì, signore, — rispose il vecchio marinaio il quale, appoggiato alla murata prodiera, cercava di discernere la costa.
— Suppongo che non le getterete ora.
— Non abbiamo ancora toccato.
— Che non vi sia proprio alcun mezzo per salvare la caravella?