Di tratto in tratto qualcuno si inabissava fragorosamente ed i due naufraghi sentivano la sua pelle rugosa strisciare sul fondo della zattera.
— Si provano ad alzarla, — disse Correa il quale era meno spaventato di quanto avrebbe dovuto esserlo. Ritengo però che non ne avranno la forza. Anche noi pesiamo qualche cosa. —
Aveva afferrato il suo spadone e con un coraggio temerario si era accostato al margine di tribordo della zattera, tirando gran colpi che ricadevano sempre nel vuoto. Quei maledetti squali, furbi come pesci, appena vedevano l’atto si tuffavano rapidamente per ricomparire poco dopo dall’altra parte del galleggiante.
Parve però che uno perdesse la pazienza. Era un mostro di sei o sette metri di lunghezza, uno dei più enormi della specie, con una bocca così ampia che Garcia non avrebbe trovato alcuna difficoltà a starvi dentro ripiegato in due.
Sicuro della sua forza e fors’anche più affamato degli altri, con un poderoso colpo di coda si rovesciò sulla zattera urtandola in così malo modo da farla piegare sul tribordo d’un buon piede.
La scossa era stata così improvvisa che Correa per poco non cadde entro quella bocca spalancata che si teneva pronta a rinchiudersi.
— Ah per Bacco Baccone! — esclamò il portoghese, riprendendo subito il suo ammirabile sangue freddo. La faccenda comincia a farsi seria. — Se tutti ci piombano addosso ci faranno a pezzi. —
Vedendo il vorace mostro ritornare all’assalto, impugnò lo spadone con ambe le mani e gli tirò contro una tale botta, da tagliargli netto uno dei due capi del martello.
Lo squalo, così atrocemente mutilato, mandò un rauco sospiro che parve un colpo di tuono udito in lontananza, e s’inabissò subito lasciando alla superficie una larga macchia di sangue ed il suo pezzo di testa il cui occhio conservava ancora un terribile sguardo.
— Credo che quel briccone ne avrà abbastanza, — disse il portoghese.