— Per un mozzo la cosa non sarà difficile, — rispose il ragazzo.

Stava per aggrapparsi ad alcune liane che si erano avviticchiate strettamente al tronco d’uno di quegli alberi, quando gli sfuggì un gran scoppio di risa.

— Ah! Signor Alvaro! — esclamò. — Come sono buffe! E che magrezza spaventosa!

— Chi? — domandò il portoghese.

— Guardate dunque lassù; in mezzo al fogliame! Quelle frutta devono essere ben squisite, se le divorano così avidamente! —

Alvaro si fece sotto la pianta e guardò in alto, in mezzo al fogliame che come si disse, era foltissimo.

Degli esseri strani si agitavano fra i rami, spiccando di quando in quando dei salti sorprendenti per raggiungere i grappoli di frutta che saccheggiavano con una rapidità prodigiosa.

— Toh! — esclamò. — Delle scimmie!

— Delle scimmie! — rispose il mozzo. — Si direbbero giganteschi ragni, signore. —

Il ragazzo, senza saperlo, dava a quei quadrumani il loro vero nome perchè si trattava veramente d’una piccola banda di ateli, meglio conosciuti sotto il nomignolo di scimmie-ragni.