Ed infatti per la loro spaventevole magrezza e per la lunghezza eccessiva delle loro braccia e delle loro gambe, quelle abitatrici delle foreste americane, vedute ad una certa distanza rassomigliano a dei ragni enormi, o meglio ai migali che hanno il corpo peloso.

Vedendo i due naufraghi, una improvvisa emozione si era impadronita dei quadrumani i quali si erano subito rifugiati all’estremità d’un grosso ramo che si prolungava al di sopra d’un fiumicello.

Strillavano rabbiosamente, mostrando i loro bianchi canini e arruffavano il pelame come se si preparassero a respingere vigorosamente il mozzo che si era bravamente aggrappato ad un festone di liane per raggiungere quelle belle frutta che promettevano una colazione squisita.

— Guardati, Garcia, — disse Alvaro, preparando l’archibugio. Mi sembra che quelle scimmie siano molto bellicose.

— Ho la scure, signore, — rispose il bravo ragazzo, che continuava a salire. — Non saranno quelle bestie che mi faranno rinunciare alla colazione. —

Le urla delle scimmie raddoppiavano, credendo di spaventare il ragazzo, ma invece di prepararsi ad assalirlo continuavano invece ad indietreggiare facendo oscillare il ramo il quale pareva che da un momento all’altro dovesse cedere sotto il peso di quei dodici o quindici corpi per quanto fossero magrissimi.

Vedendo finalmente il mozzo lasciare le liane e slanciarsi fra la biforcazione dei rami, le loro grida di furore si tramutarono in lamenti così strazianti da far scoppiare dalle risa il signor di Correa.

— Non sono molto coraggiosi quei quadrumani, — disse.

— Signor Alvaro!

— Cos’hai?