In quel luogo la foresta non era più folta come nel tratto che avevano percorso il giorno precedente, essendo formata d’alberi d’alto fusto e di grossezza enorme che non potevano crescere gli uni accanto agli altri.

Erano palme gigantesche, alte più di sessanta metri, appartenenti a quella specie detta della cera perchè dal tronco e anche dalle foglie si estrae una materia grassa che serve benissimo alla fabbricazione delle candele.

Se ne trovano in gran numero nelle foreste brasiliane e anche sulle sierre dell’interno, potendo crescere fino ad un’altitudine di tremila metri, quindi anche sulla grande catena delle Cordigliere.

A quell’epoca gl’indiani non utilizzavano che le sue frutta, o meglio il germoglio, che è un cibo abbondante e sano, con un gusto delizioso che rammenta quello del carciofo e anche dello sparago e che essi trituravano e torrefacevano mescolandolo col latte estratto dal pao de vaca.

Oggi invece forma la ricchezza delle tribù che posseggono i terreni su cui quelle piante preziose crescono, estraendosi molte cose di somma utilità da quei superbi vegetali. Si può anzi dire che tronco, foglie, radici, tutto serve ed è utile.

Nella sola provincia di Ceara, i fazenderi che hanno piantagioni di palme andicole, ricavano ogni anno non meno di novantamila arrobas di cera, ossia un milione e trecento ventidue chilogrammi, raccogliendola parte sulle foglie e parte nel tronco.

E non è il solo prodotto, come abbiamo detto. Si impiegano le foglie, che si prestano per un infinito genere di lavori, per fabbricare panieri, ceste, stuoie solidissime, cappelli, cordami e perfino delle stoffe grossolane e bruciandole ottengono anche un sale che è adoperato nella fabbricazione dei saponi.

E perfino dalle radici si ottiene un medicinale impiegato con buon successo nella guarigione delle malattie cutanee.

Alvaro ed il mozzo che non sospettavano nemmeno lontanamente la preziosità di quelle piante, solo occupati a cercarsi la colazione che sembrava molto lontana ancora, procedendo rapidamente giunsero ben presto su un terreno assai umido che cedeva facilmente sotto i loro piedi.

Canne smisurate cominciavano a prendere il posto delle palme, a ciuffi enormi, mescolate ad ammassi di cipò chumbo, specie di convolvulacee di color giallo e di cumarù dai fiori porporini e nelle cui bacche si trova chiusa la così detta fava tonka, usata dagl’indiani per profumare il tabacco.