Un fango molle, costituito da sabbie mobili, che cedono facilmente sotto il peso d’un uomo o d’un animale qualsiasi che abbia la disgrazia di cadere entro quelle paludi, forma il fondo. E non si creda già che abbia uno spessore di qualche metro, anzi certe savane si può dire che non abbiano un vero strato solido che possa arrestare gli esseri che posano incautamente i piedi su quella fanghiglia.

Sono veri baratri spaventosi, che tutto inghiottono e che più non rendono, nemmeno gli scheletri che rimangono sepolti in quel fango fino alla loro totale consumazione.

Il mozzo, che non aveva mai udito a parlare nè di sabbie nè di savane, era caduto su uno di quegli strati cedevoli, e si era sentito sprofondare d’un colpo solo fino alle ginocchia.

Alvaro credendo che fosse stato assalito da qualche caimano, stava per slanciarsi a sua volta nella palude, quando il mozzo lo trattenne con un secondo grido.

— No... no... signore... sprofonderete anche voi!...

Alvaro aveva subito compreso il pericolo, sentendo il fondo sfuggirgli sotto i piedi. Non voleva però lasciare il mozzo il quale continuava a sprofondare a vista d’occhio.

Il disgraziato nel dibattersi disperatamente, anzichè ritardare l’inghiottimento lo affrettava.

— Non muoverti Garcia, — gridò.

Teneva annodata attorno ai fianchi una di quelle lunghe e solide fascie di lana rossa che usano i marinai. La svolse rapidamente, salì sul punto più alto della riva e gettò un capo verso il povero ragazzo che si era nel frattempo immerso fino al petto gridandogli:

— Afferra e tieni stretto! —