I feroci animali, niente spaventati da quel colpo maestro, avevano ripresa la corsa e con uno slancio così fulmineo, da raggiungere quasi l'automobile.
Si erano divisi in due colonne e galoppavano furiosamente, sempre ululando per chiamare i compagni dispersi per la foresta.
Quegli inviti di caccia non rimanevano inascoltati. Di quando in quando delle coppie d'altri lupi sbucavano fra i cespugli di rose canine che avvolgevano la base dei grandi pini e si univano al drappello ingrossandolo continuamente.
Quegli ululati che si ripercuotevano sotto l'infinita foresta, minacciavano di far accorrere legioni di affamati.
— Fulmini di Giove!... — esclamò Walter, il quale aveva già sparate sei cartuccie gettando a terra ben cinque assalitori. — Mi pare che la faccenda cominci a diventare seria.
Se lanciassimo il nostro treno a ottanta miglia si potrebbe lasciare a distanza queste bestie ostinate.
— No, — rispose il canadese, il quale vuotava il serbatoio del suo mauser senza mai mancare il bersaglio. — Ci tengo troppo alla mia casa.
— Ci sono addosso, signore.
— Lasciateli fare.
— Ed aumentano spaventosamente.