Nel 1610, aiutato da negozianti, armata una nave, salpava per queste regioni, animato dalla speranza di poter trovare il famoso passaggio del nord-ovest, scoperto invece più di due secoli e mezzo dopo da Mac-Clure.

— Che navi avevano allora quegli audaci naviganti?

— Dei miserabili navigli di cento o centocinquanta tonnellate e niente di più.

— Continuate, signor Gastone. Le scoperte polari mi hanno sempre interessato.

— Più fortunato di tanti altri, Hudson raggiunge felicemente l'America, tocca l'estremità nord-ovest del Labrador, scopre il gran fiume che oggidì porta il suo nome, ed avanzando nel canale intravvisto cento dieci anni prima da Corte-real, scopre la grande baia che ci sta dinnanzi.

Ma lì, su quelle acque, sventure inaudite piombano sulla spedizione.

I ghiacci imprigionano la sua nave nella baia di S. Michele, impedendo il ritorno.

La fame non tarda a farsi sentire tremenda, poichè le provviste portate erano state tutt'altro che abbondanti.

Per qualche mese si nutrono di pernici bianche, di oche, di anitre e di cigni, poi, emigrati quei volatili, si vedono costretti a nutrirsi di licheni.

Sul principio del Giugno dell'anno seguente lo sgelo permette finalmente ai naviganti di rimettersi alla vela.