— Andiamo loro incontro, — disse lo studente. — Sono curioso di vedere da vicino questi abitanti delle nevi e dei ghiacci eterni. —
Il canadese, con un certo sguardo imperioso, lo fermò.
— Rimaniamo presso il nostro treno, — disse poi, — e tenete il serbatoio del vostro mauser pieno.
Non fidiamoci; questi non sono gli esquimesi del settentrione.
Che cosa dite voi, Dik? —
Il meccanico, invece di rispondere, si gettò ad armacollo la grossa carabina, esclamando:
— Karalit!... Che fortunato incontro!... Non mi sarei mai immaginato di trovarlo qui!... —
Gli esquimesi non erano che a pochi passi.
Il loro capo, un omiciattolo non più alto d'un metro e mezzo, tondo come una botte, tutto infagottato in una pelle d'orso bianco e le gambe cacciate dentro un paio di monumentali stivali di pelle di foca, guidava la colonna brandendo fieramente un vecchio fucile a cui mancava il cane e che doveva essere probabilmente un distintivo della sua alta carica.
Dik gli si era mosso sollecitamente incontro, dicendogli: