— Sia pure, ce ne andremo, — rispose il canadese. — Metti in libertà il mio marinaio e rimetteremo in moto la nostra bestia.
— Ah no!... — esclamò Karalit. — Senza bestia.
— Che cosa vorresti dire? — urlò il canadese.
— Che la bestia rimarrà qui, perchè tenga lontani, colle sue urla, gli spiriti maligni. S'incaricherà l'angekok di darle da mangiare.
— Come!... Tu pretenderesti che ti lasciassimo la nostra macchina!...
— Accoppiamolo, signor di Montcalm!... — urlò lo studente.
— Guardatevi!... — disse Karalit, con voce minacciosa. — Ho cento uomini sotto di me e se volessi averne tre volte tanti non avrei che da far attaccare i cani e mandare alcuni dei miei uomini da mio suocero, il gran capo dei Katirak.
Cadremo noi, ma cadreste anche voi.
Ho detto!... Tornerò prima che il sole tramonti!... —
Con un'agilità meravigliosa Karalit si gettò dietro l'hummok, mentre i suoi uomini si disperdevano in tutte le direzioni correndo come lupi e scomparve fra le tenebre prima che i due esploratori avessero avuto il tempo di far uso delle loro armi.