— Dite? Non me ne offendo affatto.

— Ma sì, Walter, due imbecilli. Quando i lupi ci assediavano come ci siamo rifugiati qui?

— Attraverso il tetto.

— E dal tetto usciremo, — rispose il canadese. — I chiodi non sono nemmeno stati ribattuti e le viti non più messe a posto.

— Corpo di tutti i fulmini dell'occidente e dell'oriente!... — esclamò Walter. — Che io abbia lasciata la mia memoria nell'Università di Cambridge?

— No, l'avete un po' perduta in quella famosa gara del salto, — disse il signor di Montcalm.

— Credo che abbiate ragione, — disse Walter, scoppiando in una allegra risata, segno evidente che le minaccie degli esquimesi non erano riuscite affatto ad impressionarlo. — Un martello ed uno scalpello, signor Gastone. A voi la guardia della fortezza ed a me quella del bastione dominante l'automobile.

Guai a loro se toccheranno la nostra macchina!... —

Gli attrezzi da fabbro e da falegname non mancavano nel carrozzone. Aprirono una cassetta indicata con un numero, si munirono dell'occorrente, salirono su due sedie ed assalirono la tavola che era stata già levata durante l'assedio dei lupi.

Pochi colpi di martello e di scalpello, uno sforzo, e l'apertura s'offerse dinanzi ai loro occhi.