— E prepariamoci la cena che ieri sera ci è mancata, — disse Walter. — Il mio stomaco la reclama imperiosamente.

Non so se quello di Dik sia stato riempito di teste di foca o di grasso di balena. —

L'ex-baleniere masticò fra i denti qualche cosa, probabilmente una bestemmia, poi balzò a terra affondando nella neve fino quasi alla cintola.

— Una notte d'inferno, è vero, mastro Dik? — chiese lo studente.

— Uh!... Ne ho vedute ben altre nello stretto di Lancashir, — rispose il marinaio, alzando le spalle.

Tolse la sbarra al carrozzone ed entrò accendendo subito la stufa e la lampada.

Il canadese e lo studente, dopo d'aver sbarazzato le pelliccie dai ghiacciuoli, l'avevano seguìto, mentre al di fuori la tempesta di neve si scatenava con violenza inaudita, ed in lontananza le grosse ondate della baia di Hudson muggivano più forte che mai, sfasciandosi contro la desolata costa.

CAPITOLO XV. L'attacco degli orsi bianchi.

Tutta la notte fu un rombo continuo intorno al treno che affondava sempre più nella neve turbinante in tutte le direzioni, poichè pareva che tutti i venti dei quattro quadranti si fossero messi in lotta, urtandosi con rabbia folle.

I tre esploratori non avevano osato chiudere gli occhi pel timore che qualche raffica riuscisse a mandare anche il carrozzone colle ruote in aria, cosa non difficile ad accadere con tanta furia di vento.