Rannicchiati presso la stufa, colle pipe in bocca, attendevano pazientemente che spuntasse l'alba, colla speranza che anche la tempesta di neve cominciasse a decrescere e permettesse loro di riprendere la corsa.
Dopo una lunghissima attesa, il cielo cominciò finalmente ad imbiancarsi verso levante.
Una larga ferita si era aperta fra le tempestose nubi ancora gravide di neve e di ghiacciuoli, allungandosi verso l'opposto orizzonte, diventando rapidamente violacea, poi rossastra.
Il sole stava per mostrarsi fra un altro grande strappo di vapori cavalcanti sulle ali del vento, e colla comparsa dell'astro la tempesta accennava a diminuire rapidamente d'intensità.
Il canadese si era alzato, mentre lo studente preparava il thè, e si era affrettato a lanciare uno sguardo attraverso un finestrino.
— Perbacco!... — esclamò. — Siamo quasi sepolti sotto la neve. Avremo ben da fare per aprire una via alla nostra macchina.
Dik, preparatevi a raggiungerla e ditemi se ha sofferto.
— Subito, signore, — rispose l'ex-baleniere, gettandosi addosso una pesante pelliccia. — Con questo freddo la neve si rassoda rapidamente e non correrà il pericolo di affondare. —
Aprì la porta, ma subito si arrestò mandando un grido soffocato.
Un gigantesco orso bianco era sorto bruscamente dinanzi a lui, uscendo dall'ammasso di neve che si addossava al carrozzone, spalancando una bocca enorme armata di lunghi denti gialli, solidi forse quanto l'acciaio.