— Signor Gastone, quel guasto non potrebbe essere stato prodotto da qualche scossa o da una cornata di qualche bue muschiato?

— Non è possibile.

— Corpo di tutti i fulmini di Giove!... Che la faccia di quel Dik non mi rassicuri pienamente, non ve lo nego, tuttavia non lo crederei capace di compiere una simile infamia.

— Potrò essermi ingannato, Walter, però vi consiglio di aprire anche voi ben bene gli occhi.

È facile guastare un automobile, e se ciò accadesse non dovremmo più pensare a conquistare il Polo.

— Aprire gli occhi!... Non lascerò un solo momento, da questo istante, il baleniere, e se lo sorprendo, giuro su tutti i fulmini di Giove di fracassargli il cranio con una rivoltellata.

Ed ora, signor Gastone, prepariamoci la cena. —

CAPITOLO XXI. Le estreme terre boreali.

Per due giorni l'automobile, avvolta sempre da quel fitto nebbione che non permetteva alla luce del sole di penetrare, rimase immobilizzata sul campo di ghiaccio del golfo di Bosnia.

La mattina del terzo giorno, dopo una notte burrascosa, accompagnata da furiose raffiche freddissime, l'automobile finalmente si riponeva in marcia fra una vera tempesta di neve.