La nebbia però, spazzata dalle folate, se n'era andata verso il sud, raccogliendosi all'estremità del golfo.

Il canadese e lo studente si erano messi sotto la capote dell'automobile, dietro all'ex-baleniere, per sorvegliarlo strettamente.

Ormai il sospetto, non infondato, si era infiltrato nei loro cuori e non volevano correre il pericolo di rimanere a mezza via.

Procedevano rapidamente poichè il ghiaccio si prestava meravigliosamente ad una corsa anche velocissima, non essendovi che dei rarissimi hummok incastrati fra i ghiacci.

In due ore raggiunsero le isole Murchison che si stendono lungo la costa occidentale della terra di Boothia, poi filarono verso la terra di Somerset, cacciandosi audacemente dentro il canale del Reggente.

Di quando in quando apparivano degli orsi bianchi i quali però, udendo la sirena fischiare, si affrettavano a fuggire a tutte gambe, abbandonando perfino le foche che avevano pescate sull'orlo dei crepacci e che stavano divorando.

La traversata, dal sud al nord, del canale del Reggente, non richiese più di quattro ore, poichè avendo trovato il pak quasi liscio, il canadese aveva ordinato a Dik di spingere la velocità dell'automobile a ottanta chilometri all'ora.

Già le coste meridionali della grande isola di Devon cominciavano a delinearsi, quando l'immenso pak sul quale l'automobile correva sfrenatamente, tutto d'un tratto cominciò a vibrare in maniera strana ed a mugghiare come se un immenso armento di bisonti stesse in quel momento attraversandolo.

— Per tutti i fulmini di Giove!... — esclamò lo studente, assai impressionato da quei fragori che aumentavano di momento in momento d'intensità. — Sta per scatenarsi qualche spaventevole bufera? Eppure il cielo è sgombro di nubi e di nebbia.

— Sono le pressioni, — rispose il canadese, mentre Dik rallentava subito la corsa.