La stanchezza, le emozioni provate ed il freddo che li intorpidiva ebbero ben presto ragione sulle apprensioni, ed i tre uomini non tardarono ad addormentarsi.
Lo studente soprattutto, malgrado la mancanza della cena, non aveva tardato a cadere nel mondo dei sogni.
Sognava di trovarsi in un grande albergo americano, seduto dinanzi ad una tavola copiosamente imbandita, e fornita d'un bel numero di bottiglie di champagne, e di essere lì per allungare una mano verso un magnifico pudding appena levato dal forno.
La mano infatti fu allungata dallo studente anche se dormiva, ma quale fu il suo stupore nel sentirsela afferrare da certe granfie che un momento prima, nel sogno, non aveva vedute dinanzi a sè!... Sentendo quella stretta si era svegliato di colpo spalancando gli occhi.
La tenda di cuoio era caduta ed una massa enorme, che la luce della lanterna volta verso l'interno della vettura illuminava, si era arrampicata sul dinanzi dello scudo protettore, allungando due zampaccie villose verso lo studente che si era addormentato quasi dietro al volante.
Walter con una mossa fulminea aveva ritirata la mano urlando a piena gola:
— Aiuto!... Aiuto!... Gli orsi bianchi!... —
Il canadese e Dik, strappati bruscamente dal loro torpore da quelle grida terribili, erano balzati in piedi stringendo ognuno una Colt.
Vedendo quella massa bianca si misero a sparare all'impazzata, bruciando fino l'ultima cartuccia.
L'orso, poichè si trattava realmente di uno di quei giganti abitatori delle regioni polari, imbarazzato dal volante che gli aveva impedito di avanzare, ricevette quel fuoco di fila senza nemmeno protestare.