Crivellato a brucia pelo dai proiettili delle grosse rivoltelle, si piegò da un lato, poi rotolò giù dalla vettura scomparendo sotto la neve prima che Walter, il quale era riuscito a trovare uno dei due mauser, avesse avuto il tempo di dargli il colpo di grazia che d'altronde non era necessario.

— Ve lo avevo detto io che malgrado la tempesta ci avrebbero fatta qualche sgradita visita? — disse il canadese, mentre Dik rimetteva a posto la tenda di cuoio per arrestare la neve che il vento spingeva dentro la vettura. — Nemmeno la luce dei fanali arresta più queste bestiaccie.

— Che sia proprio morto, signor Gastone? — chiese Walter.

— Con dodici palle che ha ricevuto? Io credo che nessuna sia andata fuori bersaglio.

— I lupi non ce lo mangeranno? Ci tengo a ritrovarlo intatto per rifarmi della cena che mi è mancata.

— I lupi sono piuttosto scarsi oltre il circolo polare artico, e poi non oseranno lasciare le loro tane con una notte così orribile.

Walter riprendiamo il nostro sonno.

— Volentieri, signor Gastone. Ora che so di non dover morire di fame dormirò più tranquillo. —

Si rincantucciarono in fondo alla vettura, ricaricarono per precauzione le armi, quantunque avessero la convinzione di non ricevere altre visite da parte di quei pericolosi signori del Polo, e non tardarono a riprendere il sonno così bruscamente interrotto. Al mattino la tempesta infuriava ancora e, sempre con eguale violenza, la neve continuava a turbinare.

Una semi-oscurità avvolgeva l'isola quantunque la dormita degli esploratori si fosse prolungata fino dopo le dieci.