Gli uccelli marini che nidificavano sulla sua cima erano già volati via abbandonando le loro uova, e dai fianchi della gigantesca massa rotolavano, rimbalzando, gran numero di ghiacciuoli.
Era un avvertimento ben conosciuto ai marinai pratici delle regioni artiche. Il colosso, rôso alla sua base dalle acque non più così intensamente fredde, stava per perdere il suo equilibrio e capovolgersi.
Dik se n'era accorto.
— Signor di Montcalm!... — gridò, facendo colle mani porta-voce. — Fuggite!... La montagna sta per rovesciarsi!... Al canotto!... Al canotto, signore!... —
Disgraziatamente la sua voce veniva coperta dal continuo grandinare dei ghiacciuoli, e poi i due uomini erano tanto accaniti nella lotta da non vedere e da non udire più nulla.
Continuavano a rotolarsi per la piattaforma, tempestandosi di pugni, l'uno facendo sforzi disperati per non lasciarsi precipitare in mare, e l'altro per gettarvelo.
Ad un tratto l'enorme montagna s'inclinò su un fianco tuonando, come se nel suo seno fosse scoppiata una mina.
Le due vette descrissero sull'azzurro del cielo un grande arco, poi l'enorme massa, che pesava quanto un'alta montagna, si rovesciò rapidamente mentre la parte fino allora sommersa s'alzava sollevando una immensa ondata.
Dik e Walter avevano mandato due grida d'angoscia.
— Signor di Montcalm!... —