— All'ultimo piano, — disse il canadese.

Attraversarono la sala, entrarono nell'ascensore ed in un momento si trovarono in alto.

Il negro accese le lampade elettriche e fece percorrere, ai quattro uomini, tutte le trenta stanze, introducendoli per ultimo in una vasta sala, lunga una quindicina di metri e larga non meno di dieci, il cui pavimento era coperto da un gigantesco tappeto. Non vi era che un solo mobile: un pianoforte.

— Qui? — chiese sottovoce l'americano al canadese.

— Sì, — rispose questi.

— Puoi andartene, — disse il primo al negro. — Sopratutto che nessuno ci disturbi anche se succede un po' di fracasso.

Gli spiriti qualche volta si divertono a fare un po' di chiasso. —

Il negro sgranò i suoi grandi occhi di porcellana e scappò via come se avesse il diavolo alle spalle, chiudendo dietro di sè le porte.

— Le armi? — chiese brevemente il canadese quando furono soli.

Il partner che teneva il pacco ruppe le corde e mostrò due magnifici bowie-knife, lunghi un buon piede e larghi due pollici, affilati come rasoi ed assai acuminati.