Le tendenze artistiche di Marianna, chiare fin dal tempo de' suoi primi studi, la bella voce di lei e le sue facoltà musicali, le promettevano una buona riuscita su la scena, tanto più che nella sua delicata sensitività essa comprendeva e sapeva rendere le passioni e, bella e graziosa della persona, appariva adatta ad incarnare i più simpatici tipi femminili, cui poesia e musica hanno dato una vita ideale. Ell'era ancora ai primi passi de la sua carriera e già tutti prevedevano in lei un'ottima cantante; Giacomo Leopardi se ne rallegrava sinceramente e ancora nel 1830 rammentava con riconoscenza la cordialità e l'affezione ch'ella gli aveva dimostrato. Mentre Giacomo era a Bologna, il Brighenti fece fare il ritratto di lui dal disegnatore Lolli per la progettata edizione delle sue opere ed alcuni anni dopo gliene dava in dono il rame inciso dal Guadagnini, dono che fu carissimo a tutta la famiglia Leopardi.

Paolina, che da le parole del fratello, tanto più disposto a sprezzare che ad ammirare gli uomini, e da le stesse ingenue e gentili lettere di Marianna, si era formato un alto concetto di quell'amica, la considerava ormai come un essere privilegiato, cui natura avesse largito in copia i doni onde con gli altri è tanto avara, e si rallegrava, come d'un'insperata fortuna, d'averne il cuore.

Nel maggio del 1829, malgrado le proteste di certi parenti, Marianna esordiva a Bologna con la Semiramide del Rossini, nel teatro privato di Emilio Loup, e Giacomo Leopardi, avuta notizia degli applausi ch'ella aveva ottenuti, compiacendosene salutava cordialissimamente lei, la madre e la sorella. In quell'autunno (novembre 1829) Marianna (e fu il primo suo teatro d'importanza e perciò detto da alcuni il suo vero esordire) cantò nel Teatro di Corte di Modena nell'opera del maestro Alessandro Gandini Zaira (poesia di F. Romani, quella stessa che era stata non felicemente musicata anche dal sommo Bellini). Per la parte di Zaira era stata scelta la Corinaldesi, cui da ultimo venne sostituita Marianna, la quale piacque e pel talento e per lo squisito sentire e per la singolare bravura, come afferma il maestro Gandini stesso;[33] il quale parlando d'un'altra artista, la Giuseppina Jabre Noel, che nel 1830 eseguì a Modena la stessa opera, dice che mancava de la finitezza tanto ammirata ne la Brighenti. De l'esito de la Zaira e dei meriti artistici di Marianna parlarono con lode il Messaggiere Modenese, il 2 gennaio 1830, nº 1, ed il Censore Universale dei Teatri di Milano redatto dal Prividali, nei suoi ni 91 e 92 (novembre, 1829).

L'anno a presso nel luglio Marianna andava a Siena nell'Imper. e Real Teatro dei Rinnovati a sostenervi le parti di Giulietta e di Egilda nelle opere Giulietta e Romeo ed Arabi; e vi otteneva un così grande trionfo che il Giornale dei Teatri di Bologna ne parlava con entusiasmo, narrando come per la sua serata era stato pubblicato a stampa il suo ritratto e le si era offerto un sonetto in cui un tal A. C. la vantava vincitrice d'Euterpe stessa. Io ebbi occasione di vedere questo ritratto e precisamente l'esemplare che la Brighenti donava a Paolina Leopardi; è lavoro anti-artistico e parrebbe quasi una caricatura, tanto la fisonomia vi è intieramente diversa da quella che vediamo negli altri ritratti che ci rimangono de la cantante; ma la fantastica Paolina si dilettava, osservandovi la superba veste di velluto azzurro a ricami bianchi, ornata di scintillanti gioielli d'oro e di perle, il velo trapunto a fiori, che da l'altissima pettinatura scende a velare le spalle nude, il diadema e la collana di perle, l'ornamento d'oro e di gemme, che scintilla su la bianca fronte.

Ancor più forte che per la gioia di questi primi trionfi il cuore di Marianna batteva per un nuovo affetto, il quale pareva prometterle sicura felicità, giacchè colui che l'aveva destato, un certo Mori, chiedeva a l'avvocato la mano de la figliuola; era un uomo colto, assai amante de le belle arti, intorno a cui pubblicò alcuni anni dopo qualche articolo su l'Antologia di Firenze. Perchè il matrimonio non avvenisse, si ignora; la buona Paolina, che fu a parte di questo secreto, giacchè Marianna piena di speranza e di gioia, benchè ancora dubitosa, gliene fece oscuramente cenno, chiamava questo il primo amore di Marianna artista. Qualche tempo a presso anche Anna scriveva a la Leopardi del Mori, di cui la sorella era stata innamoratissima. Ammirata dovunque per la sua voce, pel suo talento, per la sua bellezza, e dovunque rispettata per la sua perfetta onestà e per la signorile dignità del suo portamento, Marianna ebbe dovunque andò moltissimi corteggiatori, ma fra questi cercò vanamente un cuore degno del suo e sempre fiduciosa, sempre tenera, passò di delusione in delusione, soffrendo intime pene ogni volta che dovette persuadersi di non essere amata nè come, nè quanto credeva. Nelle sue lettere a Paolina ella si rivela aliena da ogni arte di civetteria, e i suoi sentimenti, cui la fortuna non doveva accordare quella costanza che certamente avrebbero avuto, se in degno modo ricambiati, erano di una tale purezza che la Leopardi, cui non doveva certo far meraviglia la severa virtù femminile, se ne stupiva e ne godeva tanto più, quanto più capiva che molti erano i pericoli in mezzo a cui passava l'amica e la frequenza e la difficoltà degli scogli ch'ella sapeva evitare, anche se il suo cuore era infiammato da la passione; virtuosa, non per freddezza, nè per calcolo, ma per vera dignità d'animo. Questa virtù punto arcigna, era piena di grazia e talvolta anche tutta spirito e brio; può farne fede questo sonetto, che Marianna scrisse non so precisamente in quale anno, ma certo nella sua gioventù e che si trova autografo ed inedito fra le carte lasciate dal prof. cav. Silingardi, amicissimo dei Brighenti, al Municipio di Modena:

Signor Conte..... le vuo' dire

Cosa che al certo riesciralle ingrata,

Ma non voglio che il mondo abbia a ridire

Che corrispondo a gente maritata.

La padroncina mia femmi sentire