Per la virtude, che ti fu sì cara,
Che amasti di morir pria che tradire
. . . . . . . . . . . . . . . . .
Ottienmi da quel Dio, cui se' sì cara,
Di seguir tuo costume e che mia morte
Possa mertar delle belle alme il pianto.
Ne le lettere da Pisa, Marianna fa cenno d'aver sofferto assai per un'afflizione de la Caterina Ferrucci, e già prima per mezzo di Giacomo aveva fatto donare a Paolina un libro di quella scrittrice, con la quale è quindi da supporsi ella avesse pure contratta amicizia, cosa che certo le fa onore e dà indizio de la serietà del suo carattere.
Tornata a Bologna, sempre ne la fida compagnia de la sorella, Marianna fu in istretta ma onesta relazione col famoso cantante Rubini, e più tardi conobbe intimamente anche la Malibran, insieme a la quale cantò in qualche opera. Ne l'aprile del 1831 ebbe il diploma de l'Accademia filarmonica bolognese. Nel Carnevale del 1830 a Piacenza sostenne la parte di Giulia ne la Vestale; da la fine del 1830 fin verso a l'aprile del 1831 fu a Ferrara e vi destò un grande entusiasmo sostenendo la parte di Rosina nel Barbiere di Siviglia e quella di Giulietta nella Giulietta e Romeo del Vaccaj. Dopo un breve soggiorno a Bologna, nell'aprile del 1831 fu a Ravenna ad eseguirvi l'Otello di Rossini col celeberrimo tenore Bonoldi, ed anche a canto a quello straordinario Otello parve una dolce, fine Desdemona; modesta e affabilissima tuttavia, ricercò i consigli de l'illustre compagno e ne seppe profittare. A Ravenna cantò pure Anna, eseguendo la grande scena di Nerestano nella Zaira del maestro Gandini, lodata per la sua grazia, per l'intonazione e la soavità de la voce. Qui per la sua beneficiata Marianna cantò la cavatina della Niobe in cui sapeva infondere rara drammatica efficacia, la ripetè per la serata di Bonoldi, quasi a ringraziarlo degli amorevoli insegnamenti di cui le era stato largo, e piacque così che il pubblico l'obbligò a ripeter tutte le sere quel pezzo. Le si dedicava allora un sonetto:
Altre sentii gli armonici concenti
E le soavi melodiose note,